Occupazione lavorativa a Parma nel 2013

L’aggiornamento al primo trimestre 2013 dei dati Istat della rilevazione sulle forze di lavoro ha visto un ulteriore aggravamento della disoccupazion e che ha registrato una crescita esplosiva, sia in Italia che in Emilia+Romagna, dal terzo trimestre 2011 al primo trimestre 2013, cioè i sette trimestri su cui si è rilevata la nuova fase recessiva sul prodotto interno lordo e sulla produzione industriale. Questa formidabile crescita della disoccupazione non ha accennato a rallentare nemmeno nei mesi di aprile e maggio, registrando invece nuovi aumenti, sia in termini assoluti che relativi: stando infatti ai dati provvisori disponibili per il livello nazionale, nel mese di maggio 2013, il numero delle persone in cerca di occupazione ha subito un aumento congiunturale dell’1,8%, arrivando a 3 milioni 140 mila unità, come dato destagionalizzato, il tasso di disoccupazione totale è salito al 12,2% e quello giovanile al 38,5%.

produzioneAd aggravare un simile quadro – che, di per sé, sarebbe difficile pensare in termini peggiorativi –sta un fenomeno nuovo, sulle cui conseguenze non si è ancora sufficientemente ponderato: va infatti sottolineato, con grande enfasi, che sin dall’inizio della nuova fase recessiva, innescata dalla crisi dei debiti sovrani, il numero delle persone in cerca di occupazione ha sì, da subito, registrato una progressione di intensità e velocità mai vista, superiore rispetto allo shock prodotto nell’immediato dalla Great Recession, ma fino al secondo trimestre 2012, né in Italia né in Emilia+Romagna si era ancora realizzata una significativa riduzione degli occupati, tale da spiegare una siffatta esplosione dei disoccupati – che, fra l’altro, non tiene conto dei lavoratori «cassintegrati» e degli inoccupati ormai «scoraggiati» dall’intraprendere azioni di ricerca di lavoro.
Ma ciò che più conta è che, in entrambi i casi, il fenomeno di questa nuova riduzione del livello degli occupati è in decisa accelerazione e parrebbe essere solo all’inizio – con tutte le comprensibili e prevedibili implicazioni in termini di un’ulteriore crescita della disoccupazione nel medio periodo.
Quali settori produttivi hanno le peggiori performance occupazionali?
Per descrivere la crisi dell’edilizia e dei lavori pubblici non mancano i dati ma gli aggettivi.
Il confronto con il disastrato settore dell’edilizia e costruzioni non deve però relativizzare gli elementi di crisi delle altre attività industriali, in particolare per quanto riguarda le attività manifatturiere. La spiegazione della deludente performance di questo settore, nel primo trimestre 2013, non è tuttavia semplice o immediata.
incercaIn primo luogo è continuata la crisi nella meccanica generale (fabbricazione di prodotti in metallo), settore, si badi bene, che non comprende la fabbricazione di macchinari ed apparecchiature meccaniche, ma che riguarda, in gran parte, la produzione di semilavorati metallici. Il settore della fabbricazione di macchinari, dei farmaceutici tiene i livelli occupazionali, mentre il settore chimico ed elettronico sono in profonda crisi occupazionale, dati positivi nell’ultimo periodo solo nel settore alimentare e delle lavorazione di prodotti minerali non metalliferi.

Abolire il reato di clandestinita’

Il direttore nazionale della Caritas, si augura che le parole di Francesco da Lampedusa siano come una bomba nel mondo politico italiano. Parlando da quel lembo di terra che unisce l’Africa all’Europa, piangendo su quelle vittime innocenti seppellite sotto il mare, il Papa ci ha preso per i capelli e ci ha riportati dentro la storia.
Ci ha detto delle lacrime necessarie a essere uomini. E ha messo a nudo l’assurdità di una legge, quella che prevede il reato di clandestinità, fatta “sulla pelle delle persone”, come ha detto il ministro dell’Integrazione Kyenge.
Una legge crudele, che trasforma una condizione, quella di clandestino, in uno “stigma” e che solo il nostro buon cuore di “italiani brava gente” ha impedito che facesse ancora più danni di quelli che poteva fare. E che soprattutto non serve a nulla sul piano della pretesa sicurezza. Una finta emergenza buona a legittimare il potere di qualche satrapo di bassa lega.

Sul piano dei diritti civili forse è venuto il momento che l’Italia si scrolli di dosso un bel po’ di polvere di ipocrisia e populismo, senza divagare sui se e sui ma (come ha arzigogolato l’onorevole Cicchitto) per farci tornare in questo nostro tempo. Il tempo dell’integrazione, della solidarietà, dell’aiuto reciproco, del “meticciato” che ci rende più liberi e forti. Qualcosa da inserire in una prospettiva che dall’ottica della difesa dei confini passi a quella della dignità della persona.clandestina
Ora che il Papa ci ha spiegato che l’immigrazione non è un’emergenza ma una normalità è venuto il momento di abolire lo stigma, di restituire il Paese al suo futuro di integrazione, cancellando senza se e senza ma un reato che non è un reato ma solo una macchia infamante foriera di soprusi, che arrivano persino a non poter curare un povero Cristo in un pronto soccorso costringendo il medico di guardia a fare la spia. Prima ci libereremo del reato di clandestinità e prima potremmo dirci uomini e cittadini. L’immigrazione ora è affare di tutti. [tratto da: Famiglia Cristiana]

ISEE e ISE cosa sono?

IseeCosa sono gli indicatori ISE e ISEE e a cosa servono
Approfondiamo questo tema poiche’ questi documenti sono i documenti richiesti per l’accesso all’Emporio.
L’ISE – indicatore della situazione economica – e l’ISEE – indicatore della situazione economica equivalente – rappresentano due parametri che permettono di valutare in maniera sintetica le condizioni economiche delle famiglie quando si richiedono prestazioni sociali agevolate o l’accesso agevolato ai servizi di pubblica utilità, vale a dire prestazioni la cui erogazione dipende dalla situazione economica del richiedente.

L’ISE riguarda la situazione economica familiare nel suo complesso, mentre l’ISEE scaturisce dal rapporto tra l’ISE e l’indice ricavato dalla scala di equivalenza stabilita dalla legge secondo il numero dei componenti del nucleo familiare e la tipologia del nucleo (con inabili, un solo genitore, ecc.).
retePer il calcolo di tali indicatori il cittadino è tenuto a presentare una dichiarazione, definita dichiarazione sostitutiva unica (D.S.U.), nella quale occorre indicare la composizione e le caratteristiche del nucleo familiare del richiedente, i relativi redditi e il patrimonio mobiliare e immobiliare.

La dichiarazione sostitutiva è detta unica perché si compila una sola volta l’anno (ha una validità di 12 mesi) e vale per tutti i componenti il nucleo familiare.

E’ comunque possibile presentare una nuova dichiarazione quando, nel periodo di validità della dichiarazione, intervengono fattori che mutano la composizione del nucleo familiare o la situazione economica o nel caso in cui l’Ente erogatore, per concedere la prestazione, richieda un’attestazione con valori aggiornati rispetto alla dichiarazione precedente, anche se ancora valida.

ESEMPIO DI SIMULAZIONE CALCOLO ON LINE DELLA DICHIARAZIONE

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