L’economista ZAMAGNI sull’Avvenire
Secondo Stefano Zamagni, quanto sta accadendo oggi non è una deriva imprevedibile ma la ripetizione di schemi storici già visti negli Stati Uniti. Cambiano le etichette — dall’espansionismo all’imperialismo — ma la logica resta la stessa. L’istituzione del Consiglio per la Pace voluto da Donald Trump rappresenta, a suo giudizio, il punto di arrivo di un processo di lungo periodo che svuota decenni di riflessioni su diritto internazionale, democrazia, rappresentanza e libertà.
Zamagni interpreta questa scelta come l’ultimo esito del neocolonialismo americano, che ha progressivamente concentrato il potere globale nelle mani di un’oligarchia finanziaria e politica. A sostegno richiama tre snodi storici:
- 1823, la dottrina Monroe e la legittimazione delle sfere di sicurezza;
- 1904, con Roosevelt e l’estensione delle sfere d’influenza;
- 1929, la Grande Depressione e il ritorno dei dazi.
La conclusione è netta: non si tratta di follia o improvvisazione, ma dell’attuazione coerente di un piano culturale fondato sull’utilitarismo, in cui tutto diventa merce. Anche la pace.
«Sbaglia chi parla di follia, c’è un piano culturale che parte dal principio dell’utilitarismo e che vede le “Big Tech” in un ruolo-chiave. Il tycoon ragiona secondo ciò che gli conviene, in una prospettiva opposta all’etica delle virtù di matrice cattolica. Tocca alla Chiesa e all’Europa mobilitarsi adesso» Zamagni
