In Italia le politiche contro la povertà soffrono del problema del mancato accesso (take up): pur esistendo misure, strumenti e servizi, molte persone fragili restano escluse perché non riescono a orientarsi tra burocrazia, procedure digitali e requisiti complessi. Il nodo centrale non è la mancanza di informazioni o risorse, ma l’assenza di relazioni di accompagnamento.

Le persone più vulnerabili hanno bisogno di qualcuno che si faccia prossimo, costruisca fiducia e le aiuti a comprendere e attraversare la complessità amministrativa. Le evidenze internazionali mostrano che l’accompagnamento relazionale è spesso più decisivo dei trasferimenti economici stessi. In Italia, però, assistenti sociali e Caf sono sovraccarichi e il Terzo settore è coinvolto in modo frammentario.
Da qui la proposta di creare una rete strutturata di “angeli sociali”: cittadini formati, volontari o operatori del Terzo settore, riconosciuti e valorizzati come ponte tra istituzioni e persone fragili. Attraverso un Albo, piccoli incentivi e la certificazione delle competenze relazionali acquisite, si darebbe dignità e valore a un impegno fondamentale ma invisibile. La cura, più che una funzione, è una relazione umana insostituibile: nessuna procedura può sostituire qualcuno che ti accompagna e ti dice “non sei solo”.
La povertà non si cura (solo) con i sussidi AVVENIRE 13 dicembre 2025
