La legge del buon samaritano

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DSCF3342Salvare il cibo inveduto dalle pattumiere, mentre la crisi pesa sempre più sulle tasche degli italiani. La ‘legge del buon samaritano’, approvata nel 2003 ma rimasta affossata nella palude della burocrazia, viene rispolverata da un ddl bipartisan che mirerebbe a semplificarla per salvare dalla discarica tonnellate e tonnellate di alimenti rimasti troppo a lungo su scaffali e vetrine di bar e ristoranti. La legge del 2003 introduceva infatti la possibilità di distribuire agli indigenti le grandi quantità di cibo inutilizzato che mense scolastiche e aziendali, ristoranti, bar e supermercati erano, fino a quel momento, costretti a distruggere. Stando ai dati della Coldiretti, in discarica finiscono ben 10 mila tonnellate di alimenti l’anno, per un valore di 37 miliardi di euro. Una montagna di cibo che basterebbe a nutrire 44 milioni di persone, più dell’intera popolazione di un paese come la Spagna.
fiducia.11Il ddl bipartisan, presentato lo scorso 5 ottobre in Senato, mira a rianimare la legge del buon samaritano rendendo la mission “pasto buono” più semplice, limitando la burocrazia e liberando gli esercenti da mille vincoli evitabili. E riconoscendo loro qualche beneficio per indurli a donare piuttosto che a optare per la pattumiera. Come? Attraverso sgravi fiscali e minori paletti. Un esempio su tutti. “Se mi reco in una gastronomia ed acquisto la cena da consumare sul divano di casa mia – semplifica Gianni Arrigoni, del cda di ‘Qui Group’, società che con la sua Fondazione è impegnata nel sociale – nessuno si preoccuperà delle condizioni di trasporto degli alimenti, ad esempio delle caratteristiche dell’auto in cui carico la cena o della temperatura che c’è nella mia vettura. Ma nel momento in cui dono del cibo invenduto ai bisognosi, ecco che saltano fuori regole a cui devo attenermi per non finire nei guai”. La spesa, per molti, non vale l’impresa. “La solidarietà – fa notare Arrigoni – funziona anche grazie alla semplicità, e si può fare già tanto se la panda di un volontario – spiega richiamando l’esempio appena illustrato – diventa un mezzo valido per portare dei pasti a dei bisognosi”. A maggior ragione considerando che sono tanti gli indigenti che popolano il nostro paese. Secondo il decimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale, realizzato da Caritas e Fondazione Zancan, in Italia il 5% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta, il 13,1% in condizioni di povertà relativa, e il 20% della popolazione rischia di scivolare nella povertà.

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