{"id":742,"date":"2016-06-14T17:56:36","date_gmt":"2016-06-14T15:56:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporiovaltaro.it\/?p=742"},"modified":"2016-11-14T17:22:38","modified_gmt":"2016-11-14T16:22:38","slug":"perche-dobbiamo-preoccuparci-della-crisi-demografica-a-rosina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/?p=742","title":{"rendered":"Perch\u00e8 dobbiamo preoccuparci della crisi demografica | A. Rosina"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/41531\/perche-dobbiamo-preoccuparci-della-crisi-demografica\/\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.emporiovaltaro.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Schermata-2016-06-14-alle-10.05.00-660x443.png\" alt=\"\" \/><\/a>Il declino demografico non \u00e8 solo una questione di calo della popolazione. E&#8217; soprattutto un problema di squilibri tra generazioni, con implicazioni sociali ed economiche. Favorire la ripresa delle nascite non basta. Per salvaguardare il nostro benessere futuro, \u00e8 necessario agire in tre direzioni. Per cinque milioni in pi\u00f9. O in meno Stiamo forse uscendo dalla crisi economica, ma non da quella demografica. Al primo gennaio 2016 i residenti nel nostro paese risultano essere 60 milioni 665mila, con una perdita di 142mila abitanti rispetto a inizio 2015, secondo i dati del Bilancio demografico Istat. Dopo una lunga fase di crescita, ora siamo ufficialmente in declino. Dobbiamo preoccuparcene? La risposta \u00c3\u00a8 s\u00c3\u00ac, non tanto per il semplice fatto di essere in calo, ma per ci\u00c3\u00b2 che sta alla base della diminuzione e per le implicazioni che produce. Modifichiamo allora la domanda: se anzich\u00c3\u00a9 poco pi\u00c3\u00b9 di 60 milioni, fossimo 55 milioni oppure 65 milioni cosa cambierebbe? Le ultime due cifre non sono indicate a caso. Corrispondono alla popolazione che approssimativamente avremmo oggi in due diverse ipotesi: la prima se non si fossero verificate le immigrazioni consistenti dagli anni Ottanta in poi; la seconda se avessimo seguito un percorso di sostegno alle nascite simile alla Francia. Cinque milioni in pi\u00c3\u00b9 o in meno di per s\u00c3\u00a9 non sembrano dirci molto sulla possibilit\u00c3\u00a0 di vivere meglio o peggio in questo paese nei prossimi anni e decenni. In realt\u00c3\u00a0 dipende da dove si mettono o si tolgono questi abitanti. E allora \u00c3\u00a8 bene tener presente che nel declino sono soprattutto i giovani che perdiamo, come si pu\u00c3\u00b2 vedere in figura 1. In particolare, il divario delle curve tra l\u00e2\u20ac\u2122Italia complessiva e quella senza stranieri, ci dice che l\u00e2\u20ac\u2122immigrazione negli ultimi decenni non ha per nulla inciso sulla popolazione tardo adulta e anziana, ha invece contribuito a compensare, seppur solo in parte, la riduzione dei giovani e dei giovani-adulti italiani. Detto in altre parole, potremmo essere oggi 5 milioni in meno se non ci fosse stata l\u00e2\u20ac\u2122immigrazione, con conseguenti maggiori squilibri nel rapporto tra generazioni a svantaggio della popolazione potenzialmente pi\u00c3\u00b9 attiva e produttiva. Il divario delle curve tra Francia e Italia \u00c3\u00a8 invece utile per capire come la nostra maggiore denatalit\u00c3\u00a0 abbia prodotto una erosione dal basso, rendendo via via sempre meno consistenti le nuove generazioni. I due paesi hanno, infatti, un numero non dissimile di residenti dai 40 anni in poi. La differenza diventa rilevante sui trentenni e si allarga in modo esorbitante nelle et\u00c3\u00a0 ancora pi\u00c3\u00b9 giovani. Non aver fatto negli ultimi trent\u00e2\u20ac\u2122anni il numero di figli realizzato dai francesi ci porta oggi ad avere oltre 5 milioni di abitanti in meno, ma con una perdita tutta concentrata, di nuovo, sulla popolazione potenzialmente pi\u00c3\u00b9 attiva e produttiva. Come combattere il \u00e2\u20ac\u0153degiovanimento\u00e2\u20ac\u009d Il declino demografico non \u00c3\u00a8 quindi solo una questione di calo della popolazione, ma ancor pi\u00c3\u00b9 di squilibri tra generazioni con le implicazioni sociali ed economiche che ne derivano. Il dato negativo del 2015 ci dice che il \u00e2\u20ac\u0153degiovanimento\u00e2\u20ac\u009d (riduzione dei giovani) \u00c3\u00a8 addirittura pi\u00c3\u00b9 forte dell\u00e2\u20ac\u2122invecchiamento (aumento degli anziani): ovvero perdiamo pi\u00c3\u00b9 giovani di quanti anziani guadagniamo. Cosa fare per non subire, o comunque limitare, le conseguenze negative sul nostro benessere futuro? Favorire la ripresa delle nascite \u00c3\u00a8 condizione necessaria (e urgente) ma non sufficiente. Anche se, per pura ipotesi, raggiungessimo nel giro di pochi anni i livelli della Francia (salendo da un figlio e un terzo a valori pi\u00c3\u00b9 vicini a due figli per donna), rimarrebbe in ogni caso il deficit dei nati negli ultimi trent\u00e2\u20ac\u2122anni. In particolare, i 10-20enni di oggi sono gi\u00c3\u00a0 nati e sono molti di meno degli attuali 50-60enni. Quando avranno 30-40 anni e saranno al centro della vita produttiva e sociale (immaginatevi la curva di figura 1 che si sposta verso destra), il paese potr\u00c3\u00a0 crescere solo se nel frattempo li avremo rafforzati quantitativamente e qualitativamente. Per farlo \u00c3\u00a8 necessario agire in tre direzioni contemporaneamente: migliorare la formazione di base e l\u00e2\u20ac\u2122acquisizione di competenze avanzate nelle nuove generazioni; investire in politiche in grado di migliorare la possibilit\u00c3\u00a0 di essere attivi e solidamente inseriti nel mercato del lavoro; gestire flussi di entrata funzionali al nostro modello economico e bilanciati rispetto alla possibilit\u00c3\u00a0 di integrazione dinamica nel nostro modello sociale. Su tutti e tre questi punti dobbiamo dimostrare di saper fare meglio e di pi\u00c3\u00b9 se non vogliamo condannarci a un irreversibile declino, non solo demografico. Figura 1 \u00e2\u20ac\u201c Popolazione per et\u00c3\u00a0 all\u00e2\u20ac\u21221.1.2016. Francia e Italia (con e senza stranieri)<\/p><\/blockquote>\n<p>Sorgente: <em><a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/41531\/perche-dobbiamo-preoccuparci-della-crisi-demografica\/\">Perch\u00c3\u00a9 dobbiamo preoccuparci della crisi demografica | A. Rosina<\/a><\/em><\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-right\"><a href=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F742&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" ><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il declino demografico non \u00e8 solo una questione di calo della popolazione. E&#8217; soprattutto un problema di squilibri tra generazioni, con implicazioni sociali ed economiche. Favorire la ripresa delle nascite non basta. 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