{"id":1128,"date":"2018-03-04T05:35:28","date_gmt":"2018-03-04T04:35:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/?p=1128"},"modified":"2018-03-04T05:35:28","modified_gmt":"2018-03-04T04:35:28","slug":"una-risposta-alla-crisi-del-welfare-gino-mazzoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/?p=1128","title":{"rendered":"Una risposta alla crisi del welfare. Gino Mazzoli"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Chi sono i vulnerabili?<\/p><\/blockquote>\n<blockquote><p>Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilit\u00e0, Supplemento al n. 259\/2012 di Animazione Sociale.<a href=\"http:\/\/www.secondowelfare.it\/terzo-settore\/spazio-comune-intervista-a-gino-mazzoli-coordinatore-nazionali.html\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/SCOMUNE20FIG2.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se utilizziamo due semplici variabili (le risorse economiche &#8211; asse verticale &#8211; e quelle di rete &#8211; asse orizzontale) emerge una mappa dei ceti sociali completamente rivoluzionata rispetto a 20 anni fa, quando si potevano distinguere nettamente due aree: da un lato i cittadini indigenti, portatori di disagi evidenti; dall\u2019altro lato i cittadini in grado di farcela da soli di fronte a difficolt\u00e0 e imprevisti e, anche in assenza di consistenti risorse culturali ed economiche, dotati di un ragguardevole patrimonio di reti. Oggi abbiamo l\u2019area degli emarginati che costituiscono il target tradizionale dei servizi sociali, con scarse risorse economiche e legami sociali scarsi o assenti (quadrante D); una seconda grande area composta da cittadini istruiti e benestanti con una funzione di traino e leadership &#8211; i promotori di coesione &#8211; e il buon vecchio ceto popolare, oggi perlopi\u00f9 monogenerazionale anziano, con meno risorse economiche ma un\u2019alta tenuta interna della famiglia. Questa seconda grande area (quadranti B + parte alta di C) ha da sempre fornito le risorse pi\u00f9 importanti per l\u2019imprenditivit\u00e0 politica e sociale, ma va restringendosi sul piano numerico; una terza area composta dal nuovo ceto popolare immigrato (quadrante C in basso) che ha buone reti familiari e in genere una visione pi\u00f9 ottimistica del futuro rispetto a quella degli autoctoni; un\u2019ultima area, quella dei nuovi vulnerabili (quadrante A) di cui abbiamo parlato prima, caratterizzata da legami sociali deboli e con la tendenza a vivere al di sopra delle proprie possibilit\u00e0, che \u00e8 a rischio di precipitare nell\u2019area della marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Al riguardo basta fare &#8220;due conti demografici in tasca&#8221; alle amministrazioni locali per mostrare la portata di questo cambiamento. Proviamo a immaginare un comune di 10.000 abitanti. L&#8217;area dei cosiddetti \u201cmarginali cronici\u201d si attesta mediamente intorno all&#8217;1% della popolazione. Se il raddoppio di quest&#8217;area a causa della crisi costituisce un passaggio dall&#8217;1 al 2% (da 100 a 200) non suscettibile di produrre smottamenti tellurici nella percezione collettiva della povert\u00e0, il \u201csalto\u201d da 0 al 20-30% di persone (2000 o 3000) dall\u2019area della vulnerabilit\u00e0 a quello della povert\u00e0 conclamata significherebbe una vera e propria rivoluzione epocale nella comunit\u00e0 locale.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Verso un welfare generativo\" width=\"530\" height=\"298\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/OIy0S6uG_Zc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Intercettare i vulnerabili oggi, quando hanno bisogno prevalentemente di ascolto e di aiuto per ri-orientare lo stile di vita, non comporta l&#8217;erogazione di contributi, ma la predisposizione di risorse -tempo di operatori e volontari. Intercettarli domani, quando saranno necessari soprattutto sussidi economici, render\u00e0 impossibile l&#8217;intervento. Inoltre il ceto medio vulnerabile oggi \u00e8 ancora ricco di risorse per gestire i problemi che l&#8217;attraversano. Questi cittadini vanno aiutati a trasformare una posizione meramente rivendicativa in un\u2019altra capace di co-generare, insieme a istituzioni e terzo settore, nuove risposte (nuovi servizi) da progettare e gestire in modo partecipato.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"&quot;Siamo noi&quot; - Gino Mazzoli, sociologo\" width=\"530\" height=\"298\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/PqMClKzO7yY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>La crisi pu\u00f2 essere vista come una grande opportunit\u00e0\u201d. In che modo?<\/p>\n<p>Se la radice della crisi che ci attraversa \u00e8 culturale (e dunque psico-sociale), il tema che ci propone \u00e8 quello di un ri-orientamento del nostro stile di vita. Aumentano gli abitanti del pianeta e c\u2019\u00e8 una torta identica da spartire. Non siamo una nazione destinata a rimanere tra quelle che guideranno lo sviluppo, perci\u00f2 dobbiamo attrezzarci a vivere con meno. Dal momento che viviamo in una societ\u00e0 bulimica che ci dopa di opportunit\u00e0, questa nuova condizione si presenta come un\u2019opportunit\u00e0 per modificare in senso pi\u00f9 sobrio il nostro stile di vita. Poich\u00e9, per\u00f2, il basso continuo della nostra societ\u00e0 continua e continuer\u00e0 a ripeterci che tutto \u00e8 a portata di mano -basta passare al low cost e agli acquisti rateali-, la sfida non \u00e8 semplice e non si vince con un discorso pronunciato da qualche balcone o con un documento ben scritto.<\/p>\n<p>Serve un fare concreto e locale intorno a problemi circoscritti sentiti come utili dalle persone a partire dal quale: ricavare ipotesi pi\u00f9 ampie; creare una connessione tra tanti \u201cfare\u201d locali appartenenti a province, regioni e nazioni diverse (di locale si pu\u00f2 anche morire); investire nello sviluppo in forma diffusa di competenze per gestire questi processi partecipativi nell\u2019area del welfare; individuare nuovi criteri di valutazione del lavoro sociale quali, ad esempio, la capacit\u00e0 di generare nuove risorse -umane, non solo finanziarie- rispetto a quelle gi\u00e0 date, la capacit\u00e0 di coinvolgere cittadini che non appartengono al circuito dei soliti noti, la capacit\u00e0 di allestire nuovi servizi in collaborazione coi cittadini e col terzo settore a costi estremamente contenuti.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sorgente: <em><a href=\"http:\/\/www.secondowelfare.it\/terzo-settore\/spazio-comune-intervista-a-gino-mazzoli-coordinatore-nazionali.html\">Spazio Comune: una risposta alla crisi del welfare. Intervista a Gino Mazzoli, coordinatore nazionale di Spazio Comune<\/a><\/em><\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-right\"><a href=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F1128&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\" ><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi sono i vulnerabili? Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilit\u00e0, Supplemento al n. 259\/2012 di Animazione Sociale. Se utilizziamo due semplici variabili (le risorse economiche &#8211; asse verticale &#8211; e quelle di rete &#8211; asse orizzontale) emerge una mappa dei ceti sociali completamente rivoluzionata rispetto a 20 anni fa, quando si potevano distinguere nettamente due aree: da un lato i cittadini indigenti, portatori di disagi evidenti; dall\u2019altro lato i cittadini in grado di farcela da soli di fronte a difficolt\u00e0 e imprevisti e, anche in assenza di consistenti risorse culturali ed economiche, dotati di un ragguardevole patrimonio di reti. Oggi abbiamo l\u2019area degli emarginati che costituiscono il target tradizionale dei servizi sociali, con scarse risorse economiche e legami sociali scarsi o assenti (quadrante D); una seconda grande area composta da cittadini istruiti e benestanti con una funzione di traino e leadership &#8211; i promotori di coesione &#8211; e il buon vecchio ceto popolare, oggi perlopi\u00f9 monogenerazionale anziano, con <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.emporiovaltaro.it\/?p=1128\">Leggi tutto <span class=\"screen-reader-text\">  Una risposta alla crisi del welfare. 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