REPORT DATI DI ACCESSO anno 2022

Nella tabella sono identificati gli accessi regolari dei nuclei familiari che aumentano rispetto allo scorso anno, 156,6%. Dalla tabella si possono vedere le quantità per comune e per componenti del nucleo familiare.
Agli accessi delle famiglie regolari si deve aggiungere un 15,2% del totale di famiglie profughe dall’Ucraina e un 10% occasionali (12,15% della devoluzione totale). Le famiglie ucraine accedono solo occasionalmente durante il periodo di registrazione presso le autorità.
L’accoglienza profughi ha anche inciso rispetto al 2021 sulla devoluzione occasionale che è raddoppiata 237%.

Dato significativo è il raddoppio del numero dei minori 174% rispetto lo scorso anno e un aumento considerevole della popolazione infante (<3 anni) 152%, questo dato segnala che la popolazione minore è la più coinvolta nella povertà materiale.

Di notevole interesse risulta l’analisi della tabella , che descrive l’incidenza dell’accesso all’Emporio nel 2022 sulle popolazioni target. Grazie a un sistema di colori sono evidenziati i dati da indagare. Risulta così evidente come nella popolazione anziana l’accesso risulti marginale (0.57%). Mentre nella popolazione minore, in particolare gli infanti, i dati sono più che rilevanti (Borgo Val di Taro 16,86%, Albareto 7,69, Berceto 4,55%).
inoltre, si evidenzia il dato complessivo dei comuni che afferiscono (8,50% infanti e 6,71% minori).
Si segnala su questi dati molto significativi un peggioramento di due punti percentuali che segnalano un aggravamento, non solo riferibile all’apporto della componente di persone profughe.

Nel 2022 l’invasione dell’Ucraina ha determinato un improvviso esodo di profughi, in questa emergenza umanitaria l’emporio si è attivato in accordo con l’associazione ucraina locale e i comuni per la devoluzione alimentare agli accolti. Da Febbraio a Novembre dello stesso anno è stata attivata una distribuzione dedicata il Giovedì, durante la quale sono state accolte 21 famiglie per complessive 44 persone in prevalenza donne e minori. L’accoglienza ha costituito circa il 15% della distribuzione complessiva.

Profughi provenienti dall’Ucraina

Erogazione complessiva annuale
Nell’anno 2022 l’emporio ha distribuito a 138 famiglie (384 persone) 82.000 punti spesa in 84 giornate di distribuzione, per un valore complessivo di circa 164.000 euro.
Alle famiglie regolarmente iscritte con tessera, si aggiungono circa 600 devoluzioni occasionali, il 12,5% del totale in derrate (10634 punti spesa, per complessivi 21268 euro con un aumento rispetto allo scorso anno, 237%). Le devoluzioni occasionali, regolarmente registrate riguardano famiglie in difficoltà in fase di valutazione, famiglie inviate ai Servizi in attesa di certificazione, persone in evidente stato di necessità che non possono accedere con tessera per problemi di residenza, cittadinanza e per altri motivi. (emergenza, senza tetto, emarginazione grave).
Nelle devoluzioni volontarie sono compresi anche i profughi dall’Ucraina in fase di registrazione.
Nel 2022 le derrate alimentari distribuite sono aumentate, 115,5%, con un evidente sproporzione tra l’aumento degli utenti e l’aumento delle risorse.




ELABORAZIONE DATI EMPORIO SOLIDALE VALTARO anno 2021

Dalla data di inaugurazione dell’Emporio luglio 2013 , con Federico si era deciso di promuovere non solo un
punto di devoluzione alimentare, ma un luogo di ascolto e riflessione della comunità.
Un luogo di comprensione delle dinamiche che velocemente cambiano il tessuto sociale.
Un luogo di informazione e sostegno alle decisioni “politiche”.
Un luogo di ridefinizione di politiche per l’equità e la giustizia sociale.
Non e’ stato compito facile in questi anni, impegnati nel quotidiano trovare le energie per rimanere
fedeli all’obiettivo.
Questo e’ un modesto e incompleto tentativo consapevoli della limitatezza delle risorse.
Cosa emerge dai numeri che con fatica e traballante competenza abbiamo cercato di ordinare?
Alcune osservazioni:
La presenza di una rilevante fetta di popolazione infante e minore tra le famiglie in difficoltà
economica.

Nel comune di Borgo Val di taro sono seguiti il 11,76% degli infanti 0-3 anni

“In valore assoluto oggi in Italia si contano 1 milione 337mila minori che non hanno l’indispensabile
per condurre una vita quotidiana dignitosa. La loro incidenza varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del
Mezzogiorno (nel Nord si attesta al 14,4%). Tra i minori sono soprattutto ragazzi e adolescenti a
sperimentare le maggiori criticità, in particolare le fasce 7-13 anni e 14-17 anni. La povertà minorile
non può lasciare indifferenti, costituisce infatti la forma più iniqua di disuguaglianza: in primo luogo
perché incolpevole, ma anche per gli effetti di lungo corso che produrranno sulla vita dei ragazzi,
soprattutto in termini di opportunità. Appare pregiudicato l’oggi e al contempo anche il loro domani. “20
• La responsabilità di proteggere un progetto di società futura che posa i propri passi oggi,
attraverso un sostegno alla genitorialità e all’educazione.
“Un altro aspetto sul quale è importante soffermarsi è infine il dato sulla cittadinanza, che denota forti
disuguaglianze tra italiani e stranieri residenti, acuite negli ultimi dodici mesi. La povertà assoluta si
mantiene infatti al di sotto della media per le famiglie di soli italiani (6,0%) seppur in crescita rispetto al 2019
(4,9%), mentre sale al 22,2% (dal 16,1%) per le famiglie miste e al 26,7% (dal 24,4%) per le famiglie di soli
stranieri”21
• Attenzione alle famiglie con alto carico famigliare.
“Le famiglie più numerose, quelle con più figli minori, le famiglie di stranieri o con almeno un
componente straniero, le famiglie che pagano un affitto e – in misura minore- chi ha un mutuo da
pagare.”

Percentuale di Utenti con un lavoratore in Famiglia che non riesce a sostenere il carico famigliare

Il problema del lavoro e di un lavoro che possa garantire almeno l’emersione dalla povertà
con accesso paritario di tutti i lavoratori agli ammortizzatori sociali.

“La pandemia ha dunque acuito le caratteristiche di un mercato del lavoro già fortemente diseguale in termini
di genere e di età, allargando inoltre il divario tra lavoratori più o meno tutelati (tempo determinato,
stagionali, lavoratori a chiamata, ecc.). Molte delle posizioni chiuse nel 2020 riguardavano infatti lavori
precari. “24
• Attenzione alle persone anziane, in modo speciale all’aiuto alla gestione delle risorse.

Costruire momenti di rappresentanza delle componenti migratorie per aiutare una maggiore
integrazione e partecipazione. Da ciò nasce relazione con il territorio e desiderio di
costruirvi futuro.
Emersione degli aspetti illegali (lavoro in nero, affitti non regolari), riconoscimento dei
diritti, nonché fiducia nei Servizi Educativi, Sociali e Sanitari.
• L’importanza di costruire progetti integrati tra Servizi e Volontariato, la ricerca di una
collaborazione non sempre facile tra questi due mondi.
• Una fragilità specifica del territorio montano all’interno di una provincia ricca25. Fragilità
delle possibilità lavorative e formative, fragilità dei Servizi e costi maggiore di accesso alle
risorse.
A conclusione si ribadisce l’importanza di fermarsi a riflettere su ciò che si fa. Vivere troppo nel
quotidiano, nell’emergenza, nella contingenza ci fa perdere la capacità di vedere ciò che succede e
di prevedere linee di futuro.




La trappola della povertà da cui l’Italia non riesce a uscire – Internazionale

L’Italia è in testa in Europa per il rischio povertà, ma le contromisure finora sono fallite. Ecco cosa c’è che non va.

A Roma sono spuntati i poveri con la scopa e la paletta. Arrivano a un angolo di marciapiede, sistemano il loro zainetto vicino a un portone o a un albero e mettono in vista un piccolo bicchiere di carta per l’elemosina e un grande cartello scritto in stampatello che spiega: mi voglio integrare, mi rendo utile, pulisco la vostra strada. E infatti puliscono, fanno mucchietti di foglie secche, cicche e spazzatura, e poi, molto lentamente, li tolgono di mezzo. Sono comparsi tutti insieme e i loro cartelli sono tutti uguali, con un messaggio che non vuole impietosire ma convincere: io mi dò da fare.

Senza saperlo, stanno seguendo il mantra europeo sulle politiche contro la povertà, la linea scelta da alcuni paesi negli anni ottanta e poi diventata ufficiale a livello comunitario, che si chiama “attivazione”: chiede a chi riceve risorse pubbliche di lavorare o fare formazione, oppure mostrare di volerlo fare, prove alla mano. Un principio che ha ispirato anche le social card e le altre forme sperimentali di aiuto ai più poveri che abbiamo avuto negli ultimi anni in Italia, e che connota già dal nome il reddito di inclusione attiva (Rei), finalmente introdotto dopo anni di attesa, al varo nel 2017.

L’Italia, pur essendo in testa in Europa sia per il rischio povertà sia per l’incremento che ha avuto negli anni della crisi, era rimasta l’unico paese dell’Unione a non avere una misura universale nazionale per contrastarla: adesso ce l’ha, anche se con pochi fondi.

Sorgente: La trappola della povertà da cui l’Italia non riesce a uscire – Roberta Carlini – Internazionale