Rapporto ISTAT

Crisi, Istat: “Il 15,8% degli italiani è povero. Frenano stipendi, in calo posti fissi”

Povertà Istat

Il valore è ai massimi dal 1997, anno di inizio della serie storica. La disoccupazione giovanile è cresciuta del 14% dall’inizio della crisi, mentre i salari aumentano di soli 4 euro in un anno e diminuiscono i contratti a tempo indeterminato. Quasi un pensionato su due vive con meno di mille euro

Gli italiani mai così poveri dal 1997. E’ la fotografia scattata dal rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. In particolare, nel 2012 si trova in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti). Tra le cause delle difficoltà economiche degli italiani, la piaga della disoccupazione giovanile. Secondo la relazione, il numero di giovani in cerca di lavoro è cresciuto del 14% dall’inizio della crisi nel 2008. E anche chi ha un impiego non può certo sorridere. Le retribuzioni in Italia sono praticamente ferme: nel giro di un anno, gli stipendi sono aumentati di soli 4 euro, mentre quelli degli stranieri in Italia sono calati di 18 euro. Senza contare che è sempre più difficile trovare un posto fisso: i contratti a tempo indeterminato sono diminuito dell’1,3% in un anno, per gli under 30 del 9,4 per cento. Non se la passa troppo bene neanche chi ha smesso di lavorare: quasi un pensionato su due ha un reddito inferiore a mille euro.

Povertà relativa ai massimi storici. Nel 2012 si trova in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti). E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. Si tratta dei valori più alti dal 1997, anno di inizio della serie storica. La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). Nel 2012 l’indicatore sintetico ‘Europa 2020′, che considera le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, ha quasi raggiunto in Italia il 30%, soglia superata, tra i Paesi dell’Europa a 15, solo dalla Grecia. “Nel corso degli anni, la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, in cui convivono più generazioni”, sottolinea il rapporto. Fra queste ultime una famiglia su tre è relativamente povera e una su cinque lo è in senso assoluto.

Disoccupazione giovanile in aumento del 14% dall’inizio della crisi. Il numero di giovani in cerca di un’occupazione è cresciuto del 14% dall’inizio della crisi. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. I disoccupati, nel 2012, sono 2 milioni 744 mila, 636 mila in più rispetto al 2011. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4 punti percentuali in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 35%, con un balzo in avanti rispetto al 2011 di oltre 6 punti percentuali (14 punti dal 2008). Il tasso di disoccupazione della popolazione straniera si attesta nel 2012 al 14,1% (+2 punti percentuali rispetto al 2011). I valori più alti si registrano al Nord dove il tasso raggiunge il 14,4% (16,3% per la componente femminile). Il rapporto evidenzia che nel 2012 gli occupati sono 22 milioni 899 mila, 69 mila in meno rispetto alla media del 2011. Il tasso di occupazione della popolazione 20-64 è pressoché stabile da qualche anno (61% nel 2012, 61,2% nel 2011), ma è sceso di due punti percentuali dal 2008. Il calo più vistoso è quello registrato dal tasso di occupazione per la classe di età 15-24, che dal 2008 ha perso 5,8 punti percentuali, passando dal 24,4 al 18,6%. Gli occupati a tempo determinato sono 2 milioni 375mila, il 13,8% dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne. Gli occupati part-time sono invece 3 milioni 906 mila, il 17,1% dell’occupazione complessiva. In quest’ultimo caso prevale nettamente la componente femminile.

Frenano gli stipendi: 4 euro in più in un anno. Nel 2012 la retribuzione mensile netta è di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 euro per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario netto mensile è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri, il valore più basso dal 2008. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. In media, la retribuzione degli uomini italiani è più elevata (1.432 euro) di quella corrisposta alle connazionali (1.146 euro). Il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.120 euro e le donne soltanto 793. I lavoratori sovra istruiti (cioè in possesso di un titolo di studio più elevato rispetto a quello prevalentemente associato alla professione svolta) sono il 19% circa dei lavoratori italiani mentre la quota supera il 40% fra i lavoratori stranieri e raggiunge il 49% fra le occupate straniere.

In calo i posti fissi: -1,3% dal 2012. Il numero medio di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2013 è diminuito rispetto all’anno precedente (-1,3%) attestandosi a quota 10.352.343. Il fenomeno ha riguardato soprattutto i lavoratori più giovani (under30) che sono diminuiti del 9,4%. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro, a proposito degli occupati nel settore privato. Nel periodo 2010-2013 il peso dei giovani rispetto al complesso dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato è passato dal 16,8% al 14,0 per cento.

Metà dei pensionati vive con meno di mille euro. Quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. Al 31 dicembre 2012 i pensionati sono 16 milioni 594mila; di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), il restante 25% riceve pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni Ivs. Sotto il profilo geografico, il 28,3% dei pensionati risiede nel Nord-ovest, il 20,1% rispettivamente nel Nord-est e nel Centro, il 21,3% nel Sud e il 10,2% nelle Isole. La classe di età più numerosa è quella degli ultraottantenni, con circa 3 milioni 900 mila pensionati, seguono quella dei 65-69enni, con circa 2 milioni 912mila pensionati e quella dei 70-74enni con 2 milioni 893mila individui; l’8,1% dei pensionati ha meno di 55 anni. Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati diminuisce mediamente dello 0,68%, mentre l’importo annuo medio aumenta del 5,4 per cento.

Gli uomini guadagnano 98 euro al giorno, le donne 70. Il divario di genere nelle retribuzioni del settore privato è piuttosto accentuato, con retribuzioni medie giornaliere per gli uomini pari a 98,30 euro, contro i 70,20 euro di quelle corrisposte alle donne. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e Ministero del Lavoro. Nel 2013 la retribuzione media giornaliera dei lavoratori dipendenti (esclusi i domestici) con almeno una giornata retribuita nell’anno è di 86,80 euro, in aumento di circa l’1,2% rispetto al 2011. A livello territoriale (estero a parte), è nel Nord-Ovest che si registra il livello più alto di retribuzione media giornaliera, pari a 95,30 euro, con il picco di 96,60 euro della Lombardia. I valori più bassi sono invece quelli delle Isole (72,10 euro) e del Sud (73,00 euro) con la Calabria fanalino di coda (69,00 euro).

Per laureati al Sud e donne è più difficile la ricerca del lavoro. Trovare un impiego dopo la laurea è più difficile per i laureati che vivono abitualmente nel Mezzogiorno e per le donne. Lo svantaggio, rileva il Rapporto sulla Coesione Sociale dell’Istat, si riscontra per tutte le tipologie di laurea. In particolare, il Rapporto dell’Istat rileva che fra coloro che hanno conseguito una laurea nel 2007, nel 2011 risultano occupati quasi sette laureati di primo livello su dieci, otto su dieci in corsi di laurea specialistica/magistrale biennale, e sette su dieci con laurea a ciclo unico.

Il 37% dei giovani si è fermato alla licenza media. Nel 2012, sono il 37,8% i giovani 18-24enni che hanno conseguito al massimo la licenza media e non stanno seguendo alcun corso di formazione (25,8% nel Mezzogiorno). Fra questi, quasi uno su quattro sta cercando attivamente un lavoro mentre il 38,5% risulta inattivo (49,1% nel Mezzogiorno). Nel 2012 hanno abbandonato gli studi 758 mila giovani tra i 18 e i 24 anni. Si tratta del 17,6% della popolazione di quella fascia di età (percentuale che sale al 41,3% se si considerano solo gli stranieri). Nei paesi dell’Europa a 15 questo valore non arriva al 14% e l’Italia fa meglio solo di Spagna (24,8%) e Portogallo (20,8%).

 




Aiuti sanitari anticrisi prorogati a fine 2014 per lavoratori e fasce più colpite

Esenzioni ticket su visite ed esami, gratuiti i farmaci di fascia C: questi i provvedimenti rinnovati dalla Regione

Proroga dell’esenzione dal pagamento del ticket su visite ed esami specialistici per i lavoratori che hanno perso il lavoro, sono in cassa integrazione, in mobilità o con contratto di solidarietà; e proroga dell’erogazione gratuita di farmaci di fascia C per le famiglie che si trovano in una situazione di forte disagio economico-sociale. Si tratta delle misure anticrisi in campo sanitario che la giunta regionale ha introdotto nel 2009, all’inizio della crisi economica, e che ora ha prorogato con apposita delibera (la 1826/2013) fino al 31 dicembre 2014, il quinto anno consecutivo in cui vengono rinnovati questi provvedimenti di sostegno.
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L’esenzione dal ticket riguarda i lavoratori residenti in Emilia-Romagna che hanno perso il posto di lavoro a partire dal 1° ottobre 2008 o che si trovano in cassa integrazione straordinaria, ordinaria o in deroga, in mobilità o con contratto di solidarietà. L’esenzione riguarda anche i familiari a carico. Per usufruirne è necessario compilare il modulo di autocertificazione del proprio stato occupazionale: il modulo viene consegnato dagli uffici dell’Azienda Usl al momento della visita o dell’esame specialistico. Chi ha perso il lavoro deve essere in possesso della “Dichiarazione di immediata disponibilità” (Did), rilasciata dal Centro per l’impiego, presente in ogni provincia, ed essere in attesa di occupazione. Per i lavoratori in mobilità è necessario anche essere iscritti nelle liste di mobilità ed essere in possesso della “Dichiarazione di immediata disponibilità”. La distribuzione gratuita dei farmaci di fascia C è rivolta ai componenti di famiglie in situazioni di estremo disagio sociale, individuate o in carico ai Servizi sociali dei Comuni. Riguarda farmaci indicati nei Prontuari terapeutici delle Aziende sanitarie e in distribuzione diretta, dunque distribuiti da farmacie delle stesse Aziende sanitarie.

Complessivamente, dall’1 agosto 2009 al 30 giugno 2013 sono state 112.980 le persone che, in base a queste misure, hanno usufruito dell’esenzione ticket per visite ed esami specialistici. L’impegno economico della Regione, sempre dall’1 agosto 2009 al 30 giugno 2013, per queste misure anticrisi è stato di 4,8 milioni di euro mentre e sarà di 1,8 milioni di euro per il 2014: tutte risorse necessarie per coprire il mancato introito del ticket e la spesa per i farmaci di fascia C.

Per informazioni ci si può rivolgere al numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna 800 033033, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, il sabato dalle 8.30 alle 13.30
http://www.ausl.pr.it/page.asp?IDCategoria=630&IDSezione=3378&ID=532413




Nuovo rapporto del CENSIS “Italia sotto sforzo, smarrita”

Il calo dei consumi in Italia è sintomo di “un Paese sotto sforzo”, “smarrito”, “profondamente fiaccato da una crisi persistente”. Lo rileva il Censis nel Rapporto annuale evidenziando che nel 2013 su un campione di 1.200 famiglie “il 69% ha indicato una riduzione e un peggioramento della capacità di spesa”. Per il Centro studi “il 2013 si chiude con la sensazione di una dilagante incertezza sul futuro del lavoro”, riferendo che il 14% dei lavoratori teme di perdere il posto. “Sono quasi sei milioni gli occupati che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa”, ai quali si aggiungono 4,3 milioni che non trovano un’occupazione. Il crollo temuto non c’è stato, negli anni della crisi siamo sopravvissuti.

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Una società “senza fermento”
Ma ora abbiamo di fronte una società più “sciapa”: senza fermento, accidiosa, furba, con disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale. E siamo “malcontenti”, quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali. Unico “sale” sono l’imprenditoria femminile, l’iniziativa degli
stranieri e la dinamicità degli italiani all’estero. “Nel 2013 le spese delle famiglie sono tornate indietro di oltre dieci anni”. Si tratta di “un quadro preoccupante nel quale risulta ormai essenziale agire con rapidità in termini di radicale abbassamento della pressione fiscale, di incentivi ai consumi prontamente utilizzabili” e di politiche del lavoro. La crisi ha portato “una nuova sobrietà“: gli italiani evitano “sprechi ed eccessi”. Si tira la cinghia per risparmiare anche perché “i continui cambiamenti” fiscali “non consentono di effettuare previsioni di spesa”.

Italiani fra rinunce e risparmi
Se il 76% dà la caccia alle promozioni nei supermercati e aumenta il numero di persone che va al mercato, il 53% ha ridotto spostamenti con auto e scooter, il 68% ha tagliato cinema e altri svaghi, il 45% ha ridotto o rinunciato negli ultimi dodici mesi al ristorante. Cresce poi il divario fra Sud e Centronord: il Pil pro-capite nel Mezzogiorno è di 17.957 euro, il 57% di quello del Centronord e inferiore ai livelli di Grecia e Spagna. Il Censis parla del Meridione come di “un problema irrisolto”. Decresce anche il contributo del Sud alla ricchezza del Paese: “L’incidenza del Pil del
Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi, il 36% dei 113 persi dall’Italia a causa della crisi”.

RAI NEWS SERVIZIO SUL RAPPORTO CENSIS