Povertà assoluta in Italia: i dati ISTAT 2025 raccontano un Paese fermo

Il rapporto ISTAT 2025 sulla povertà assoluta, basato sui dati riferiti al 2024, fotografa una realtà che non può più essere archiviata come emergenza temporanea. La povertà assoluta in Italia è diventata una condizione strutturale, stabile nei numeri ma sempre più grave nelle implicazioni sociali.

Secondo l’ISTAT, oltre 2,2 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta. In termini percentuali, si tratta dell’8,4% delle famiglie residenti. Gli individui coinvolti sono circa 5,7 milioni, pari al 9,8% della popolazione. Un italiano su dieci, di fatto, non riesce a sostenere la spesa minima necessaria per una vita dignitosa.

Cos’è la povertà assoluta

Per povertà assoluta non si intende una generica difficoltà economica, ma l’impossibilità di accedere a beni e servizi essenziali: alimentazione adeguata, abitazione, riscaldamento, abbigliamento, cure sanitarie di base. La soglia viene calcolata tenendo conto della composizione familiare, dell’area geografica e del costo della vita. Scendere sotto quella soglia significa non poter soddisfare bisogni primari.

Numeri stabili, problema cronico

Il dato più inquietante non è solo l’entità del fenomeno, ma la sua persistenza. Rispetto all’anno precedente, le percentuali sono sostanzialmente stabili. Questo non è un segnale positivo: significa che le politiche messe in campo non stanno riducendo la povertà, ma al massimo ne contengono l’espansione. In altre parole, il sistema accetta come “normale” l’esistenza di milioni di persone in condizioni di grave deprivazione.

Minori: la povertà che si eredita

Uno degli aspetti più critici riguarda i minori. Oltre 1,28 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta, con un’incidenza che supera il 13%. È il dato più alto dell’ultimo decennio. Questo significa che la povertà non è solo una condizione presente, ma un fattore che compromette il futuro, incidendo su istruzione, salute e opportunità di mobilità sociale.

Lavorare non basta più

Il rapporto ISTAT conferma un elemento ormai evidente: il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. L’incidenza è particolarmente elevata tra le famiglie operaie e tra chi vive di lavori a bassa retribuzione o con contratti discontinui. È il fenomeno dei working poor: persone occupate che, nonostante un reddito da lavoro, restano sotto la soglia di sussistenza. Questo dato mette in discussione l’idea che basti “creare lavoro” senza intervenire su salari, stabilità contrattuale e costo della vita.

Disuguaglianze territoriali e sociali

La povertà assoluta resta più diffusa nel Mezzogiorno, ma non risparmia il Nord e il Centro. Anche nelle aree economicamente più forti cresce la quota di famiglie che non reggono l’aumento dei costi abitativi e dei beni essenziali.
Particolarmente critica è la situazione delle famiglie con cittadini stranieri, dove l’incidenza supera il 30%. Si tratta di un segnale chiaro di difficoltà di integrazione economica e di accesso a lavori stabili e tutelati.

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Il rapporto ISTAT 2025 sulla povertà assoluta, basato sui dati riferiti al 2024, fotografa una realtà che non…

Famiglie numerose: penalizzate dal sistema

Le famiglie con molti figli risultano tra le più esposte: nelle famiglie con cinque o più componenti la povertà assoluta supera il 20%. Le politiche di sostegno alla famiglia, così come sono oggi, non compensano il costo reale dei figli, soprattutto nei contesti a reddito medio-basso.

Una lettura senza illusioni

I dati ISTAT 2025 raccontano un Paese che non riesce a ridurre la povertà assoluta e che sembra averla normalizzata. Non si tratta di un problema marginale né di una fluttuazione statistica: è una questione di tenuta sociale.
Milioni di persone sono escluse da standard minimi di vita, e una parte consistente di esse lavora, cresce figli, contribuisce comunque all’economia.

Conclusione

La povertà assoluta in Italia non è più un’eccezione: è un elemento strutturale del sistema socioeconomico. I numeri lo dicono chiaramente. Senza interventi seri su salari, politiche familiari, welfare e servizi pubblici, la situazione resterà invariata o peggiorerà.
Continuare a leggere questi dati come un semplice indicatore economico significa ignorare il fatto centrale: quasi sei milioni di persone non riescono a vivere dignitosamente. Questo non è un dettaglio statistico, è un fallimento collettivo.




Evento aperte le iscrizioni – FESTIVAL EMPORI a Parma – sabato 7 Febbraio

Negli ultimi anni il numero di persone che accedono agli empori solidali è aumentato in modo significativo.
Il Festival nasce per promuovere una riflessione condivisa sull’esperienza degli empori in Italia e sulle possibili strategie per affrontare, in modo consapevole e concreto,
la strada che abbiamo ancora davanti.

ZIONE

Sabato 7 febbraio 2026 / 9:00 – 17:00

Università degli Studi – Dipartimento di Economia
Via Kennedy 6, Parma




REPORT EMPORIO ATTIVITA’ 2025

Povertà che cambia, territori che resistono: cosa raccontano i dati dell’Emporio Solidale Valtaro

I dati raccolti dall’Emporio Solidale Valtaro nel 2025 restituiscono l’immagine di un territorio che resiste, ma che convive ormai con una povertà strutturale, non più episodica né legata a singole emergenze. L’Alta Val Taro, come molte aree interne appenniniche, somma fragilità storiche: spopolamento, invecchiamento della popolazione, ridotta offerta di lavoro qualificato, difficoltà di accesso ai servizi e redditi medi inferiori rispetto ai centri urbani.

In questo contesto l’Emporio non rappresenta solo un luogo di distribuzione alimentare, ma una lente di osservazione privilegiata sui cambiamenti sociali ed economici in atto. Nel 2025 sono state seguite 123 famiglie, per un totale di circa 370 persone. Il numero rimane stabile rispetto agli anni precedenti, ma dietro questa apparente continuità si nasconde un dato più complesso: una parte delle famiglie cambia, entra ed esce dal servizio, mentre un’altra rimane intrappolata in una condizione di bisogno che tende a cronicizzarsi.

Il dato che più di ogni altro interpella le istituzioni riguarda i minori. Metà delle famiglie seguite ha figli minorenni e oltre 110 bambini e ragazzi sono coinvolti direttamente negli aiuti alimentari di cui 28 infanti (>3aa). La povertà infantile non è un effetto collaterale, ma uno degli assi portanti del disagio rilevato. È una povertà che non si esaurisce nella mancanza di cibo, ma si estende alla sfera educativa: difficoltà nell’accesso a materiali scolastici, strumenti informatici, opportunità formative. Nel 2025, per mancanza di risorse, l’Emporio non è riuscito a rispondere a molte di queste esigenze. Questo dato, da solo, dovrebbe orientare le priorità delle politiche locali: investire sui minori oggi significa evitare costi sociali ben più alti domani.

Accanto ai bambini emerge con forza un altro fenomeno spesso sottovalutato: il lavoro povero. Quasi la metà delle famiglie seguite ha almeno un componente occupato. Non si tratta quindi di famiglie “senza lavoro”, ma di nuclei in cui il reddito non è sufficiente a coprire le spese essenziali. Affitti, bollette energetiche e costi legati alla cura dei figli assorbono risorse che salari bassi e contratti precari non riescono a garantire ,avere un lavoro non equivale più, automaticamente, a non essere poveri.

Un altro elemento strutturale riguarda le famiglie con progetto migratorio, che rappresentano circa il 55% del totale. Sono famiglie mediamente più giovani, con più figli, spesso inserite nel mercato del lavoro locale, ma con un carico familiare elevato e minori reti di supporto. I dati mostrano con chiarezza che queste famiglie non sono un peso per il territorio, ma una componente essenziale della sua tenuta demografica, economica e sociale. Allo stesso tempo, però, sono esposte a un rischio maggiore di povertà educativa e di esclusione se non sostenute da politiche di integrazione e accompagnamento adeguate.

L’aiuto alimentare resta una risposta necessaria. Nel 2025 l’Emporio ha distribuito beni per un valore stimato di oltre 180.000 euro. Tuttavia, l’impatto economico medio per famiglia – circa 125 euro al mese – incide solo marginalmente sulla soglia di povertà assoluta. Questo dato non sminuisce il valore dell’Emporio, ma ne chiarisce i limiti: la solidarietà da sola non può compensare le distorsioni di un sistema economico che produce povertà.

In conclusione, il quadro che emerge dai dati dell’Emporio Solidale Valtaro è chiaro: la povertà nel territorio non è transitoria, ma radicata. Colpisce in modo particolare i minori, le famiglie con alto carico familiare, i lavoratori poveri e gli anziani con fragilità. Ignorare questi segnali significherebbe accettare una normalizzazione del disagio. Al contrario, riconoscerli può diventare il punto di partenza per una programmazione più consapevole, capace di mettere al centro lavoro dignitoso, tutela dell’infanzia e integrazione dei servizi.