Mi chiamano Maestra. Dare parole a chi non ha parole

Sabato 25 marzo alle 17.30 in biblioteca Manara si terrà la presentazione del libro di Maria Antonietta Brugnoli “Mi chiamano Maestra. Dare parole a chi non ha parole”,
Relatori: Prof.ssa Maria Antonietta Brugnoli Autrice del libro
Maria Augusta Favali Comitato dei presidenti onorari di Religion for Peace.

Maria Antonietta Brugnoli, maestra di italiano di Borgotaro, ha pubblicato il libro “Mi chiamano maestra. Dare parole a chi non ha parole”, in cui racconta la sua esperienza di “contatto” con un mondo per lei sconosciuto e oggi divenutole importante, come per tutta la comunità di Borgotaro.

Il libro in anteprima cliccando qui http://bit.ly/2nrqL4617434650_1419493914769015_4154008949414838279_o




Olocausto: la psichiatria non può dimenticare | www.psychiatryonline.it

27 gennaio la Giornata della MEMORIA.
Prima che a pieno regime si cominciasse a uccidere nei campi di sterminio, un’orrenda tragedia preparò il terreno. Una ben nota e disastrosa alleanza tra giuristi, psichiatri e sostenitori dell’eugenetica e del darwinismo sociale avviarono alla morte centinaia di migliaia di esseri umani: bambini handicappati, inguaribili o incontrollabili e uomini e donne malati di mente. Quasi una sperimentazione, una prova generale per il grande sterminio che di lì a poco arrivò. La distruzione di quelle “povere cose” (vite) si protrasse per qualche tempo anche dopo il 1945. Conseguenze disastrose della psichiatria che sottrae valore e significato alla vita. Che affonda le sue radici nelle incontestabili certezze biologiche.

https://youtu.be/mg3tEQiuSbw

Nel 1920 usciva in Germania un libro di Karl Binding, professore di diritto penale all’università di Lipsia, e di Alfred Hoche, professore di clinica psichiatrica all’università di Strasburgo, dal titolo “Il permesso di annientare vite indegne di vita”. Nel libro si affermava che la vita dei malati di mente cronici, internati negli ospedali psichiatrici, fosse una vita non degna di essere vissuta. Le inumane parole di Binding dicevano: “non c’è dubbio alcuno che negli ospedali psichiatrici vi siano persone (ancora) viventi la cui morte rappresenta per loro la redenzione e, per la società e lo stato, una liberazione”. E quelle ancora più spaventose di Hoche che definiva queste persone “gusci umani totalmente vuoti” e la loro eliminazione non costituiva “alcun crimine” ma, anzi, “un atto medico consentito e lecito”.
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Sorgente: Olocausto: la psichiatria non può dimenticare | www.psychiatryonline.it




2017 Riparte l’attivita’ dell’EMPORIO

Con il 2017 riparte l’attivita’ dell’emporio. Riapre il centro di ascolto dal lunedi al mercoledi, nel pomeriggio. Il Giovedi e’ riservato ai volontari per la scaffalatura dei prodotti. Il venerdì sia alla mattina che al pomeriggio distribuzione e accesso delle persone.
Un attivita’ frenetica che ha sempre bisogno di nuove energie. Cerchiamo volontari motivati che aiutino sia nella distribuzione che nel backoffice.
Ci sono veramente mille cose da fare e c’e’ posto per tutti per cui coraggio e mettetevi in contatto con Noi alla mail: emporiovaltaro@gmail.com o al cellulare +393341443605.
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Sporchiamoci le mani per chi ha in questo momento bisogno di aiuto

Papa Francesco-Discorso alla Fao cibo e acqua per tutti.
“Preoccupano molto le statistiche sugli sprechi: sotto questa voce finisce un terzo degli alimenti prodotti. Come pure inquieta sapere che una buona quantità di prodotti agricoli viene usata per altre finalità, magari buone finalità, ma che non sono le necessità immediate degli affamati. Chiediamoci, allora, che cosa possiamo fare. Anzi, che cosa già io sto facendo?

Ridurre gli sprechi è essenziale, come pure riflettere sull’uso non alimentare dei prodotti agricoli, impiegati in grandi quantità per l’alimentazione degli animali o per produrre biocarburanti. Certo, bisogna garantire condizioni ambientali sempre più sane, ma possiamo continuare a farlo escludendo qualcuno? Serve sensibilizzare tutti i Paesi sul tipo di nutrizione adottata, e questo varia a seconda delle latitudini. Nel Sud del mondo l’attenzione va posta sulla quantità sufficiente di alimenti da garantire ad una popolazione in crescita, nel Nord il punto centrale è la qualità della nutrizione e degli alimenti. Ma sia sulla qualità che sulla quantità pesa la situazione di insicurezza determinata dal clima, dall’aumento della domanda e dall’incertezza dei prezzi.

Proviamo allora ad assumere con più decisione l’impegno di modificare gli stili di vita, e forse avremo bisogno di meno risorse. La sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi, è ormai evidente che è diventata una sua condizione. Per la FAO questo significa anche proseguire nella decentralizzazione, per stare in mezzo al mondo rurale e capire i bisogni della gente che l’Organizzazione è chiamata a servire.”

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